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Alessandro Siciliani
Testi a cura di Giovanni Tordone  maggiori info autore

A giudizio del fratello minore Manfredo, Alessandro Siciliani da giovane ha commesso un imperdonabile errore, quello di non aver mai voluto trasferirsi, come flicorno tenore solista, in una delle grandi bande da giro che dettavano leggi agli inizi del secolo scorso. Di richieste ne ebbe molte ma, sebbene fosse un autodidatta, egli ambiva a diventare un direttore e non un esecutore pur di prestigio. Dagli esperti che venivano ad ascoltarlo, la voce dello strumento che egli suonava era definita conforme alla natura umana e sublime e quando intonava delle romanze agli ascoltatori pareva percepirne le parole. Per assumere la direzione di un complesso bandistico fu ritenuto, data la giovane età, poco maturo e, pertanto, preferì trasferirsi in Germania, insieme con i coetanei e compaesani Antonio Villa, virtuoso del clarino e Antonio Siciliani, cugino e raffinato suonatore di tromba. 
  
A Berlino, inizialmente, trovarono facile sistemazione in orchestre che si esibivano nei ritrovi pubblici e in seguito, fecero parte di grandi orchestre che suonavano nei teatri. Per esigenze degli organici Alessandro dovette abbandonare il trombone a cilindri per sostituirlo con quello a tiro e con questo nuovo strumento intraprese una carriera sfolgorante per cui le maggiori orchestre sinfoniche teutoniche dell'epoca se lo contendevano a colpi di marchi. Aveva la sua parte anche l'aspetto fisico perché oltre ad essere un bell'uomo, teneva comportamenti distinti e raffinati. E per tale motivo era conteso da donne belle e facoltose e, più volte, fu tentato di prendere moglie in Germania. Negli ambienti orchestrali tedeschi era molto noto perché il suo nome compariva spesso sui manifesti contenenti i programmi. Nei suoi racconti fatti in età avanzata si denotava tanta nostalgia per questi trascorsi colmi di soddisfazione e di benessere. 
  
L'aria di guerra che incominciò a spirare nel 1914, lo indusse a rientrare frettolosamente in Italia per indossare il grigioverde e combattere contro quel popolo che gli aveva dato prestigio e agiatezza. Dopo la parentesi della guerra, tornato a Balsorano, sposò la bellissima Elena, una delle belle ed affascinanti sorelle Silvij ed incominciò la carriera di direttore di banda. Inizià proprio a Balsorano per trasferirsi in seguito nella provincia di Roma, dove rimase per diversi anni. Segui la direzione della banda di Pescosolido per proseguire, poi, nel concerto bandistico di Villavallelonga ed infine a Rendinara dove fondà una banda e vi rimase per molti anni. Nell'anno 1950 istitui e diresse il coro folkloristico di Balsorano ed, infine, si ritirò a vita privata. Alessandro Siciliani, come si è detto, è stato un perfezionista del pentagramma. Nella concertazione dei brani musicali della banda curava in maniera maniacale gli allegri, gli andanti, i piani, i forti, le legature e le staccature, i crescenti ed i calanti e i tempi di esecuzione. E per tale motivo fu un incompreso specialmente dai musicanti suoi compaesani. Nelle feste locali ascoltava attentamente i brani musicali serali che venivano eseguiti da bande di alto livello e, al termine, un poco amareggiato si confidava con qualche amico: Tanti "pezzi" avrebbero risultati maggiori se da parte dei maestri fossero migliori le distribuzioni di parti, meglio calcolati gli effetti, più chiare le forme musicali! E, a giudizio dei posteri, aveva perfettamente ragione. 
 

Testi tratti dal libro La Banda musicale

 
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