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La Banda musicale del 1934
Testi a cura di Giovanni Tordone  maggiori info autore

Siamo sicuri che V. E. vorrà costringere il Comune a fare il proprio dovere e al più presto. E in tale attesa porgiamo molti ossequi. "Allegato 3 - Comune di Balsorano Provincia di Aquila addi 14 settembre 1933 - Oggetto: Strumenti musicali - All'ill.mo signor Giuseppe Caruana Roma - Essendo al giorno 14 settembre e non vedendoci nulla arrivare, prego V. S. di voler sollecitare al più presto possibile quanto si è convenuto in riguardo all'ordinazione degli strumenti musicali. Per il Podestà f.to F. Norcia "Allegato 5) - Provincia di L'Aquila - Municipio di Balsorano prot. 951 li 16 maggio 1935 - Oggetto: Pagamento debito per fornitura strumentale - Spett.le ditta Giuseppe Caruana via Alfredo Cappellini n. 11 Roma - Con cartohna del 4.5.1935 V. S. informa che a fine maggio viene a scadere altra tratta per l'importo di L. 3.000 e ne domanda il soddisfacimento. 
  
A tale proposito mi riferisco alla sua lettera del 12.11.1934 con la quale aderiva alla proposta di questo concerto, circa la rateizzazione del debito residuale in tre annualità, per significarle che il concerto medesimo, attenendosi all'espresso consenso della S.V. in merito alla rateizzazione, potrà provvedere al pagamento del debito solo con la dilazione predetta e che oggi, per essere appena all'inizio della stagione artistica, non trovasi in condizione di fronteggiare la spesa di cui sopra. Sono quindi a pregare la S. V. perché, in considerazione delle suesposte ragioni, voglia provvedere direttamente al ritiro della tratta stessa e, previa ripartizione del residuale debito in tre quote, potrà emettere tre tratte scadenti rispettivamente a fine stagione 1935, 1936 e 1937. Con l'occasione posso assicurare V. S. che lo scrivente si va interessando per conferire carattere di legittimità al credito su indicato. 
  
Al fine di poter effettuare un controllo fra il conteggio eseguito dalla S. V. e quello del cassiere del concerto in merito al debito ed ai pagamenti finora fatti, prego vivamente di inviare il conto esatto del debito originario completo e di tutte le somme ricevute in conto. In attesa la ossequio. Il Podestà f.to F. Norcia". Dalla data anzidetta il Caruana non comunicherà più con il podestà di Balsorano, rivolgendosi, invece, al prefetto dell'Aquila. In precedenza e cioè in data 5 giugno 1936 l'ex podestà, artefice della ricostituzione della banda di Balsorano, aveva scritto al Prefetto di Aquila il seguente "reclamo contro le decisioni adottate per il concerto di Balsorano. In data 22 maggio c. a. ho saputo che da codesta Prefettura è stata approvata delibera con la quale si autorizza il podestà di Balsorano a resistere in giudizio contro il fornitore degli strumenti, chiamando il mio intervento in causa, mentre non sarebbe stata, a suo tempo, approvata delibera per autorizzare il Comune ad anticipare al concerto musicale la somma di L. 4000 occorse per attrezzature, divise etc. 
  
A tale proposito osservo: m data 9 aprile 1933 il Comune mi comunicava, a mezzo lettera, che la delibera era stata regolarmente approvata; in data 9 ottobre 1935 presi visione diretta della deliberazione e feci fare copia dalla quale risultano i seguenti estremi dell'approvazione: "Approvata il 4 dicembre 1934 - numero 18746 Div. Rag. Come mai tale delibera, nel pomeriggio del 10 maggio 1936 non risulta più approvata ? Allo scopo di poter ottenere quanto mi compete, almeno per legge morale, sottopongo allo illummato giudizio di codesta prefettura i seguenti dati di fatto: 1) Durante l'anno 1932, in seguito a vivo desiderio manifestato dalla cittadinanza e per le premure fattemi da diversi musicanti, si ricostituì il secolare concerto; îl predecessore aveva redatta apposita delibera per il compenso al maestro di musica, fissato in lire 3000 annue. Intanto, nel 1933, venuto il maestro, si constatò che i pochi e vecchi strumenti non erano assolutamente utilizzabili e quindi nella mia qualità di podestà, commissionai il nuovo strumentale, costituito da 50 pezzi, che il segretario comunale ed il maestro di musica contrattarono a Roma ed acquistarono per la somma di circa 14 mila lire, da pagarsi in rate nella stagione '934 e '935. 
  
In precedenza erano raccolte dalle migliori famiglie del paese oltre 2 mila lire, delle quali 200 sottoscritte dall'attuale podestà; si erano versati alla casa fornitrice i pochi strumenti vecchi, valutati per lire 1000 e cosi si estinse la prima rata di lire 3000 da pagarsi all'atto dell'acquisto. Gli strumenti furono consegnati dal segretario comunale al maestro e ai musicanti, con l'intesa scritta, seppure non legale, che con i proventi delle due stagioni il corpo musicale avrebbe scontato gli strumenti che, tuttavia, restavano di proprietà comunale. Per tale accordo e sopratutto per l'assicurazione formale datami dal segretario, che mai potevo chiamare a rispondere fatta nella qualità di amministratore, non feci relativa delibera. Intanto nell'aprile del '934, nell'imminenza del giro di attività, essendo il concerto sprovvisto di divise, dopo aver insistentemente ed inutilmente chiesto agli altri membri della commissione (della quale faceva parte l'attuale podestà, il segretario politico signor...., il medico condotto signor...., il tesoriere comunale ed amministratore della musica, il maestro signor Scoppetta ed io) mi dovetti sobbarcare, sollecitato in maniera dal maestro di musica che si riprometteva considerevoli introiti, a prelevare dal Banco di S.Spirito di Sora, lire 4 mila per mettere il concerto in grado di realizzare l'occorrente per far fronte agli impegni assunti. 
  
Tale somma fu regolarmente versata al cassiere signor Antonini e conservo la ricevuta; qualche giorno dopo egli, con il maestro di musica, curà l'acquisto delle giubbe di panno, berretti, distintivi, etc. 2) Per quanto esposto il concerto fu ricostituito in seguito ad espressa volontà della cittadinanza allo scopo di: a) attenuare i bisogni di numerose famiglie di artigiani disoccupati che dalla sua ricostruzione potevano trarre qualche vantaggio economico in quell'epoca di gravissima crisi. b) ridare al paese il concerto del quale era stato sempre orgoglioso. c) fornire il locale dopolavoro, al quale il concerto doveva passare subito dopo la sua rimessa in efficienza, di una sano divertimento atto ad elevare i sentimenti e l'educazione della massa. 3) La ricostituzione del concerto cittadino non è stata, come si è detto, una mia personale iniziativa, né insano ed illegale atto amministrativo escogitato per creare un piedistallo alla mia vacillante posizione politica. 
  
Le seguenti circostanze lo dimostrano in maniera inconfutabile. a) sottoscrizione delle principali famiglie del paese. b) delibera per il compenso al maestro di musica fatta dal mio predecessore, rimessa in seguito al Comune per avere il parere del nuovo commissario ed approvata durante i primi mesi della mia permanenza in carica. c) lo strumentale si commissionò nell'autunno del 1933. d) le divise furono acquistate nell'aprile del '934. e) nel novembre del 1934, ossia cinque mesi dopo le dimissioni, sollecitato vivamente dal fornitore, che da una parte minacciava atti contro di me, dall'altra invocava aiuto, facendo appello alla mia qualità di gentiluomo e di ufficiale, perché lo salvassi da sicuro fallimento causatogli dalla mancata corresponsione delle rate scadute da parte del comune, firmai alcuni effetti. 
 
Evidentemente la crisi relativa alla mia posizione politica è cominciata prima che io fossi nominato commissario ed è finita cinque mesi dopo; inoltre la sottoscrizione delle famiglie più agiate che hanno diretto il movimento contro il podestà forestiero, ed io ero tale, o cosi considerato, era fatto allo scopo di sorreggerne la posizione politica. La verità è ben altra. Ed è che io ho agito in perfetta, eccessiva buona fede, mosso dal solo desiderio di andare incontro all'interesse e volontà della cittadinanza, mai sospettando si volesse chiamarmi a rispondere di materiali occorsi per ridare vita ad una istituzione che il paese aveva voluto e della quale si avvantaggiava. 
 
Pertanto: 
1) considerato che la somma da corrispondere ancora al fornitore è ridotta da circa 14 mila a lire 8500 e che il concerto ha dovuto versare nel '934 lire 2 mila, oltre a pagare circa 1500 lire per divisa di tela etc., è ragionevole supporre che un contributo pressoché eguale possa versarsi anche negli anni successivi. Cosi tutto verrebbe a ridursi, da parte del Comune, ad una formale anticipazione e la pendenza a risolversi nella maniera più onesta e vantaggiosa per tutti, non potendosi reclamare altre soluzioni, tenuto conto che la cittadinanza usa da circa tre anni questo strumentale e che ha, per giunta, scontato per quasi due quinti. 

 
2) Considerato che l'attuale podestà non può abolire il concerto, perché tale decisione produrrebbe risentimento e malcontento vivissimi e che egli solo ha il potere ed autorità di richiamare i musicanti all'osservanza dell'intesa scritta e ritirare gli strumenti in caso di inadempienza. (Io nella qualità di podestà li ho distribuiti, egli nella identica qualità può farli ritirare). 
 
3) Considerato che non sarebbe giusto sottoporre la mia famiglia ad insopportabile sacrificio, per evitare che la popolazione del Comune di Balsorano, di 4 mila anime, che ha voluto la musica e detiene ed usa gli strumenti, senza possibilità di restituzione, sopporti il lievissimo peso corrispondente. 
 
4) Considerato che io ho già largamente scontato con fastidi di ogni genere e considerevole rimessa di denaro, (che per i molteplici viaggi fatti a Roma, Aquila ed interessi pagati a tutt'oggi rappresenta la somma di circa 1500 lire) la buona fede ed ingenuità che sole emergono e giganteggiano in questa ben triste vicenda. 
 
5) Considerato che era preciso intendimento di S. E. Sacchetti, al corrente della situazione, definire questa pendenza nella maniera prospettata, all'epoca delle dimissioni, e non si concretà nulla per puro equivoco, faccio voti perché codesta prefettura, edotta della reale situazione, si voglia compiacere prendere quei provvedimenti informati a sostanziale giustizia ed umana comprensione. 
Teramo 4 giugno 1936 f.to Maggiore Raffaele Persiu 9' Art. Corpo d'Armata". Per le deduzioni, il prefetto di L'Aquila inviò l'esposto anzidetto al podestà di Balsorano, il quale, in data 2 agosto 1936 cosi rispose: "Prot. n. 2112 All'onorevole Regia Prefettura Aquila - oggetto: Esposto dell'ex-Podestà Cav. Raffaele Persia circa spese relative al concerto musicale - Restituisco, compiegato alla presente, l'accluso ricorso, in ordine all'oggetto, dell'ex Podestà di questo Comune, cav. Raffaele Persia e significo quanto appresso: Il ricorrente afferma di aver fatto risorgere in questo Comune il Concerto Musicale per esaudire un vivissimo desiderio della popolazione, ben sicuro di dare nuovo lustro ad una antica tradizione del luogo, e di procurare agli appartenenti al corpo bandistico una discreta fonte di utili, da destinarsi in parte e per il necessario periodo di tempo, all'ammortamento delle spese d'impianto ed, in prosieguo, al pagamento di quelle necessarie al mantenimento dell'istituzione. 
 
Ma i suddetti buoni propositi rimasero tali....poiché ben diversa si manifesto la realtà dei fatti, per cui, oggi, si è giunti alle seguenti conseguenze: l' il cav. Persia è ancora obbligato personalmente verso il Banco di Santo Spirito - Sede di Sora - per la somma di lire 4000, da lui prelevata allo scopo di fornire degli accessori richiesti dal concerto suddetto. 2' Il Comune di Balsorano è stato convenuto in giudizio dalla ditta Giuseppe Caruana per il pagamento di lire 8.455,00, importo di strumentale fornito alla banda e commissionato dal predetto cav. Persia senza munirsi dell'approvazione tutoria. 3' Il Comune di Balsorano, in conseguenza di un impegno illegalmente assunto dal cav. Persia, è gravato dalla non lieve spesa annua di lire 3.000 quale stipendio da corrispondersi al maestro di musica Carlo Scoppetta e ciò dal 1933! 4' I tanti sperati guadagni sufficienti a sollevare il disagio economico dei bandisti e a fronteggiare le spese su indicate non si sono verificati sia per la crisi che imperversa da tempo in ogni ramo di affari e sia perché il concerto, ricostituito in modo sommario e senza l'ausilio di rigorose norme disciplinari ed amministrative, non è stato ed è tutt'oggi che la pallida ombra di quello che avrebbe dovuto essere secondo le fallaci speranze del cav. Persia e dei suoi sostenitori. 
  
Traendo le conclusioni, il Comune si trova impelagato in spese tutt'altro che indifferenti, senza alcun vantaggio e per il cui pagamento si oppongono la nessuna capienza di bilancio a fronteggiare oneri straordinari, la scarsa tassabilità di cose e persone in Comune, a cui è da aggiungersi la forte incomprensione dei doveri tributari da parte dei cittadini, che, seppure esigenti nelle loro pretese di amministrati, rifuggono da ogni inasprimento fiscale! Allo stato attuale dei fatti faccio rilevare: a) che il giudizio promosso dalla ditta Giuseppe Caruana, per il quale fui autorizzato a resistere chiamando in garanzia il cav. Persia per la possibile azione di rivalsa, è per ora sospeso, per un errore di procedura commesso dal procuratore della parte attrice. b) che gli strumenti musicali sono in possesso dei bandisti e non credo che mi sia con cesso di ritirarli, in quanto con tale atto, non consentitomi dalla mancata regolarizzazione amministrativa dell'operato del cav. Persia, verrei ad investirmi di una funzione del tutto impropria e ad addossarmi una responsabilità che non mi può competere. c) In virtù del deliberato n. 65 adottato in data 7 luglio 1934 approvato il 4 dicembre 1934 col n. 18746 divisione prima, sono in obbligo di rimborsare al cav. 
  
Persia e per esso al locale tesoriere la somma di lire 4.000 quale importo dell'anticipazione per acquisto accessori ecc. e, ben condividendo tale impegno, ho incluso detto debito nell'elenco delle passività da estinguersi col contraendo mutuo di lire 50.000,00 con la Banca Agricola Commerciale del Mezzogiorno, ora Banco di Napoli. Sorvolando sugli apprezzamenti fatti dal cav. Persia circa la sua posizione politica e le successive crisi, poiché tali argomenti sono superati dall'amara constatazione che il Comune di Balsorano, scarso di risorse e onusto di passività per spese regolarmente autorizzate, è oggi alle prese con difficoltà estreme per impegni leggermente ed illegalmente assunti, faccio voti che codesto superiore ufficio intervenga direttamente nella questione e mi conforti con quell'ausilio e con quei suggerimenti che il caso impone, poiché troppi interessi e di diversa indole sono in essa implicati. In tale fiducia ringrazio ed ossequio. Il Regio Podestà f.to F. Norcia".
  
La ditta fornitrice degli strumenti è giustamente impaziente di riscuotere quanto dovuto e in data 26 agosto 1936, constatato che con il podestà di Balsorano al riguardo non c'è dialogo, scrive al prefetto di L'Aquila: "Eccellenza, vendetti nel 1933 l'intero strumentale al Municipio di Balsorano (Podestà Persia) e quantunque la pratica sia in mano all'eterno legale pur tuttavia rivolgo viva preghiera all'E. V. perché provveda a farmi pagare. Sono circa 10 mila lire che mi devono ed è veramente indegno il procedimento in quanto mentre la banda strombazza in paese e fuori il Commissario - che mille volte promise mandare denari, tace tranquillamente aspettando l'eterna causa, rovinando cosi un onesto commerciante che pel mancato pagamento di Balsorano e di tanti altri comuni - che dovrebbero agire ben diversamente - si trova in brutte condizioni finanziarie. All'E. V., persona di mente e di cuore, mi affido pienamente e con tanti ringraziamenti o doverosi ossequi dev.mo f.to P. Caruana". 
  
Stante anche il silenzio del prefetto, il Caruana non demorde e in data 5 settembre 1936 torna alla carica allegando una minaccia di pignoramento della fabbrica di strumenti musicali Renato Brizzi di Verona per il mancato pagamento di lire 3.870 oltre lire 72 di spese per una tratta non potuta onorare dal commerciante per mancanza di quattrini. "Eccellenza scrive il Caruana - facendo seguito alla mia precedente, circa le lagnanze verso il Comune di Balsorano, informo l'E. V. che anche questo attuale Commissario Norcia si è obbligato con chiare lettere di rateizzare il debito e farmi pagare. Io devo [avere?] circa 10 mila e, come vede, mi toccherà il precetto e pignoramento della Casa Brizzi, come da acclusa lettera. E' dal 1933 che dorme tale pratica, menfre la banda suona in paese e fuori coi miei strumenti ed il Commissario non si cura affatto di fare il proprio dovere. 
  
L'E. V. vede quanto per me è dannosa tale situazione e mi raccomando nel modo più vivo richiamare a1l'ordine il Commissario. Ringraziamenti sentiti e doverosi ossequi f.to Giuseppe Caruana". In questo clima di accuse e contraccuse viene sparsa la voce dell'imminente ritorno a Balsorano del commissario "baraccaro", questa volta con l'incarico prefettizio di ritirare gli strumenti presso le abitazioni dei bandisti ed un gruppetto di giovani allievi musicanti va ad accoglierlo a sassate alla stazione ferroviaria. Il tristo figuro è costretto a rintanarsi nell'ufficio del capostazione e soltanto l'arrivo dei carabinieri gli permette di raggiungere il municipio, dove, nelle immediate vicinanze, viene ricevuto da una marea di donne vocianti ed inferocite. Chi scrive, benché bandista ragazzino, ricorda perfettamente quelle giornate d'angoscia e di ribellione. Spira aria di sommossa ed il podestà ha paura; nei suoi spostamenti si fa scortare dalle guardie comunali. Il giorno dopo il paese è presidiato dalle forze dell'ordine e il commissario di P. S. può iniziare il suo spudorato lavoro. 
  
Egli è accompagnato da quattro agenti della P. S. venuti dall'Aquila e ciò nonostante la sassaiola si ripete nei pressi dell'abitazione di un musicante che abita in periferia. Mentre l'incolpevole bandista è diffidato e minacciato di arresto, i genitori dei giovani allievi sono convocati nella caserma dei carabinieri e minacciati anch'essi d'arresto per le intemperanze dei loro figli. Per diverse notti l'atrio del municipio viene disseminato di escrementi umani; i cittadini vanno ad osservare e ridono di soddisfazione. E per un certo periodo, nel cuore della notte, molti bandisti strombazzano con gli strumenti ed i compaesani, svegliati di soprassalto, invece di recriminare, applaudono. 
  
Ciò nonostante qualche giorno dopo la banda, al completo, fa il giro per le vie del paese suonando la marcia funebre. I musicanti tentano anche di raggiungere la sede del municipio ma i carabinieri lo impediscono portando il capobanda in caserma. Una notte i componenti della banda si riuniscono in segreto per decidere sul da farsi; sanno che sono destinati a soccombere, ma qualche soddisfazione la vogliono pur avere. Molti piangono, altri sono decisi a tutto ma, in ultimo, prevale il buonsenso: avrebbero riconsegnato spontaneamente gli strumenti personalmente nell' ufficio del segretario comunale e, a consegna avvenuta, ognuno doveva sputare davanti alla sede comunale! La prefettura di L'Aquila segue con particolare attenzione l'evolversi delle operazioni del ritiro degli strumenti perché deve riferire al Ministero dell'Interno. Sollecita pertanto il Comune di Balsorano a fornire notizie al riguardo. E finalmente, ad un ennesimo sollecito - siamo ormai nell'anno 1940 e a qualche mese dell'entrata dell'Italia in guerra - il podestà di Balsorano può scrivere al capo della provincia. Per molti anni, dall'opinione pubblica, fu ritenuto ingiustamente responsabile del fatto scellerato il podestà Norcia, ma bisogna tener conto dell'epoca eccezionale in cui si viveva.
  
I veri padroni della vita politica e sociale dei comuni erano, in quel tempo, i prefetti i quali si erano arrogati il diritto di dover interferire anche nelle questioni più insignificanti che riguardavano la vita dei paesi e, al riguardo, si noti la maniera esageratamente ossequiosa con la la quale il podestà è costretto ad esprimersi. Il Prefetto autocrate risponde al podestà non accennando minimamente all'eliminazione del grave inconveniente per il quale, a Balsorano, in quegli anni, in un vano di baracca vivevano normalmente famiglie composte dai genitori e da cinque, sei o sette figli. Nemmeno si commuove per il fatto che c'era scarsezza di granturco che rappresentava l'alimento di maggior consumo della popolazione. 
  
Con una impudenza ed un cinismo degni del più incallito dei gonfi di alterigia si limita soltanto a chiedere di "far conoscere come è stata definita la questione relativa alla restituzione degli strumenti musicali forniti dal maestro Caruana!" (Si riferiva evidentemente alla restituzione del tam tam e di un paio di piatti pagati dal Comune contro assegno per fornitura a parte). Ma ormai la banda musicale era distrutta e a misfatto compiuto furono tutti contenti e soddisfatti: i due podestà i contendenti, la ditta Caruana, il suo legale, la commissione amministratrice della banda, il Ministro dell'Interno e, in modo particolare, il prefetto dell' Aquila; i soli a versare lacrime cocenti furono i musicanti della banda di Balsorano e i loro familiari, confortati dall'intera cittadinanza. 

 

Testi tratti dal libro La Banda musicale
 
 

 

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