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Nel dopo terremoto del 1915
Testi a cura di Giovanni Tordone  maggiori info autore

Il terremoto del 13 gennaio 1915, distrusse la sala di concertazione sita a Porta Palomba, sotto il castello, e danneggiò quasi tutti gli strumenti, molti dei quali, dopo la prima guerra mondiale, vennero restaurati e riparati: ciò consenti al complesso bandistico di risorgere nel 1920 sotto la guida del maestro Alessandro Siciliani, fratello del più noto e più giovane Manfredo. Egli era un perfezionista ed il suo rigore rasentava la pignoleria. Poco amante dell'insegnamento, gli piaceva molto dirigere, controllando, a volte, il tempo di esecuzione con l' orologio alla mano. 
 
E ciò, pur suscitando molta considerazione nei suoi confronti, gli procurò poca simpatia tra i bandisti suoi compaesani. Commuove oggi pensare che le ristrettezze economiche causate dal terremoto, dalla guerra e dalla terribile epidemia della "spagnola" indussero i bandisti di allora ad usare per divisa le dismesse giacche militari, sostituendo le stellette con la lira musicale, cioè un simbolo di guerra con uno di pace, che affratella i popoli con il linguaggio universale della musica. Era il periodo della ricostruzione del paese, distrutto dal terremoto, ed anche la banda risentiva delle beghe e degli intrighi inerenti la scelta del luogo ove riedificare le abitazioni. Il decreto legge luogotenenziale 22 agosto 1915 n. 1294 aveva tassativamente indicato, in ordine di preferenza, tre possibilità, e subito sorsero tre schieramenti che entrarono immediatamente in competizione. Senza un valido contributo del Comune, stante le notevoli spese da affrontare per i danni subiti dagli strumenti musicali, la banda era nella impossibilità di ricostituirsi. 
  
I gruppi in competizione facevano capo il primo ai "signori" i quali propendevano per la ricostruzione del paese nei pressi della stazione ferroviaria, il secondo ai "nostalgici" del paese distrutto ed il terzo, certamente il più numeroso e supportato dall'amministrazione comunale in carica, composta dai contadini, nella località Pagliare a mezza strada tra il vecchio borgo e la stazione ferroviaria. 

I bandisti, senza convinzione ma per tornaconto immediato, si schierarono dalla parte dei "signori" e la banda poté risorgere. Ma per imporre il proprio pensiero e dare segni di vita l'amministrazione comunale dei contadini, pur se assai tardivamente e cioè quando le casette asismiche erano già state costruite, adottò la seguente deliberazione: 
  
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Oggetto: Piano regolatore - L'anno millenovecentodiciannove, addì quattro del mese di maggio alle ore 10 antimeridiane in Balsorano. Convocato il Consiglio per determinazione del Sindaco giusto la Legge comunale e Provinciale in vigore si è riunito in sessione ordinaria ed in seduta pubblica. Omissis - Pel Comune di Balsorano dovrà al più presto deliberasi il Piano regolatore ed è quindi indispensabile che l'Amministrazione municipale si occupi dell'importante argomento, per la protezione degli interessi cittadini. E' da rilevare, innanzi tutto, ciò che è espressamente sancito dal Decreto legge luogotenenziale 22 agosto 1915 n. 1294. Tassativamente esso dice che il paese deve ricostruirsi "Nell'abitato attuale, esclusa la zona in frana. Contrada Pagliare, Aree pianeggianti al di sopra della strada provinciale presso la stazione ferroviaria. Va rilevato ancora che l'Onorevole Comitato speciale del Consiglio superiore dei lavori pubblici incaricato di indicare - tenuto conto della conformazione geologica delle località colpite dal terremoto del 13 gennaio 1915 - le zone più adatte per la ricostruzione degli abitati, indicò appunto le contrade di cui sopra, contrade che vennero integralmente e fedelmente stabilite ed imposte col su citato Decreto legge luogotenenziale. 
  
Invero il Governo del Re, nell'ubicare la ricostruzione del distrutto Comune, precisò tre località ben definite e non contestabili; parti da un concetto umanitario ed altamente morale, quello cioè di restituire la popolazione superstite a quella terra, a quel suolo - innanzi tutto - che fu abitato dagli antenati, ed appunto per questo troviamo indicato nel Decreto Luogotenenziale, prima di ogni altro punto: " Abitato attuale esclusa la zona in frana". Segue, come secondo punto: la contrada "Pagliare". Infine come terzo punto, si sancisce: "Aree pianeggianti al di sopra della strada provinciale presso la stazione ferroviaria". Facendo, quindi, astrazione completa di qualsiasi interesse di parte, da ogni eventuale campanilismo, ma lasciando semplicemente la parola ai fatti, esaminiamo se, da un lato sia stata rispettata la volontà del Regio Governo espressa e sancita col Decreto luogotenenziale 22 agosto 1915 n.1294 e se, da un altro, vi possa essere motivo fondato di seria e grave doglianza da parte della popolazione. Chiunque, anche un profano, anche una persona mai stata nel luogo, non può fare a meno di constatare che in pratica si sia attuato all'inverso, fin dall'inizio, la volontà legislativa, che è proprio quella della quasi totalità dei cittadini. 
  
Ed infatti, il Comune di Balsorano, per quanto in baracche, si è visto portato nell'ultimo punto del decreto luogotenenziale su citato. Ma se uno strappo cosi stridente è stato praticato ai voleri luogotenenziali, da un corpo tecnico che aveva lo stretto dovere di rispettarli ed attuarli, non è detto che tali voleri non siano mantenuti alti da tutta la cittadinanza la quale è grata al Governo di aver ben interpretato i desideri della generalità. Questa, infatti, costantemente, ha espresso la volontà di veder risorgere il nuovo paese nella contrada "Pagliare" e siccome tale contrada è preveduta, anzi imposta dal decreto luogotenenziale, non c'è ragione di ostacolare il voto, il desiderio, l'aspirazione innati nell'animo di ognuno. Vero si è che per legge di atavismo, per irresistibile forza nostalgica, una parte propenderebbe, della popolazione, a rimanere a contatto delle mura vetuste e delle torre merlate del Castello secolare dei Piccolomini, se non altro per sacra memoria di questo monumento nazionale e per attaccamento alle generazioni vissute, attraverso i secoli, li dove il paese sorse e giacque. 
  
Se sacra è la memoria dei morti, altrettanto dev'essere alto il sentimento di rispettare le leggi, specie quando concorrono delle circostanze speciali che suffragano una volontà basata in vantaggi indiscutibili. Senza entrare nel merito di una maggiore o minore preponderanza, nei diversi desiderata della popolazione e lasciando che ciò abbia in sede propria un più largo ed opportuno svolgimento, giova tener presente che se si lascia il nuovo paese dove esso è stato creato il baraccamento, la vita agricola locale verrebbe fossilizzata, verrebbero meno i concetti di cui all'articolo 1 del decreto legge luogotenenziale 22 agosto 1915 n. 1294 di utilizzare cioè i fabbricati del vecchio abitato, sia a stalla sia a fienili, sia per coltivare l'industria dei bachi da seta e quella armentizia, uniche del paese. Inoltre deve notarsi che nell'attuale angusto e basso suolo non vi è l'aria salubre ed asciutta di Balsorano vecchio, né della contrada "Pagliare". Ed eseguendo il piano regolatore alla contrada Pagliare ne verrebbe anche di conseguenza che potrebbe risparmiarsi moltissimo nel pagamento delle terre espropriate, che sono le più sterili del paese, e non si dovrebbero espropriare sorgenti di acqua, né fare opere di presa, potendosi, con tenue onere, prolungare la condotta d'acqua del Vecchio paese, conduttura che è in ottimo stato. 
  
La popolazione, poi, rimarrebbe più al centro, cioè più vicina al fulcro rappresentato dagli unici terreni irrigui ed ubertosi, quali terreni si perderebbero se il Piano Regolatore si dovesse fare nel prolungamento del nuovo. omissis Il Presidente invita gli intervenuti a deliberare in merito. Segue uno scambio di idee dopo di che fatto la votazione, si ha il seguente risultato: Per la contrada Pagliare voti 8, per il prolungamento del nuovo abitato verso il vecchio voti 4. Seguono le firme. 
  
Alla riunione non partecipò il segretario comunale e tale funzione venne esercitata da un consigliere comunale il quale, per l'istruzione di cui era fornito, non era certamente in grado di stilare la deliberazione suddetta. E allora, da chi fu minutata tale delibera, mai inviata in Prefettura per l'approvazione? Le voci popolari tramandate fino a noi raccontano di un certo personaggio istruito, non nativo del luogo, intrigante e sobillatore. Di concreto si sa che l'amministrazione comunale in carica nell'anno del terremoto e nell'immediato periodo seguente, costituita dal partito dei "signori", per la scelta delle aree idonee alla ricostruzione del paese non adottò alcun provvedimento. Si è sempre parlato di una naturale conseguenza all'operato dei militari che vennero a portare soccorso, con il compito di costruire le prime baracche di legno. 
  
Essi si racconta - arrivati con il treno alla stazione ferroviaria e notando degli spazi liberi nei pressi; impossibilitati a proseguire, a causa della neve, verso il vecchio paese distrutto, impiantarono sul posto gli iniziali alloggi provvisori ed i notabili al potere lasciarono fare! I bandisti, nella quasi totalità, artigiani e botteganti, propendevano per i "signori". Infatti erano costoro a dar loro la possibilità di vivere, acquistando merce, facendo cucire i vestiti, risuolare le scarpe, fare barba, tagliare i capelli saldando i conti con moneta sonante. I contadini invece, scarsi clienti, pagavano con i prodotti della terra, risicati e non sempre di prima scelta. Ricostituita la banda con l'apporto determinante dei "signori", al maestro Alessandro Siciliani successe nel 1921 il maestro Marchesiello di Marcianise. Il complesso aumentò a 45 elementi e portò le proprie melodie particolarmente nella Marsica e in tutta quella zona della provincia di Caserta che venne poi trasformata in provincia di Frosinone. Fu tale il successo riscosso dalla banda di Balsorano che il maestro Marchesiello fu poi assunto a dirigere il Gran Concerto Musicale Città di Sora. 
  
Nel 1922 fu chiamato a dirigere la Banda di Balsorano il maestro Carlo Alberto Scoppetta di Bucchianico il quale volle come flicornino solista il fratello, soprannominato Scoppettino, un vero virtuoso delle più belle romanze del repertorio lirico. Questo maestro, estroverso ed un poco isterico, curò molto la scuola di musica e diversi giovani elementi uscirono a suonare nella banda da lui diretta. Scoppetta fu anche compositore di marce sinfoniche, ma consegui i successi soprattutto per la presenza nella banda del fratello. Infatti mise in repertorio le migliori riduzioni di Norma, Il Barbiere di Siviglia e di altri pezzi nei quali il flicornino solista poteva dimostrare tutto il sua talento. Ed il suono di questo strumento veniva accomunato alla voce incomparabile dei soprani lirici all'epoca più famosi. Con l'apporto dei nuovi allievi e con il rinnovo delle divise e delle attrezzature, la banda del maestro Scoppetta ebbe notevole notorietà, affermandosi soprattutto nei paesi del Fucino e della Ciociaria. 
  
In quell'anno un importante avvenimento è da riferirsi alla Banda di Balsorano: aver suonato il 28 ottobre, unica banda d'Italia, durante la Marcia su Roma perché coinvolta da alcuni "gerarchi" locali. Per tale motivo i bandisti furono tutti insigniti delle onorificenze di "antemarcia", "squadrista" e "sciarpa littorio" ma nessuno di essi si avvalse di queste benemerenze, in seguito rivendicate da molti arrivisti ed ambiziosi, alla caccia di posti di potere. Anzi molti di essi non si resero nemmeno conto del privilegio avuto, presupposto propizio per eventuali buone sistemazioni proprie e dei loro familiari. Gli anni 1924, 1925 e 1926 costituiscono il periodo più oscuro della banda di Balsorano. Beghe politiche locali, personalismi, intrighi e pettegolezzi sono alla base della vita sociale balsoranese. Il Comune è amministrato, per lunghi periodi, da commissari prefettizi. Il maestro Scoppetta si trasferisce altrove perché il Comune cessa dal corrispondergli lo stipendio. Un'amministrazione comunale, eletta con regolari elezioni e che dura poco, si preoccupa soltanto di adottare una deliberazione per "farsi un accurato inventario di tutti gli strumenti musicali che si trovano presso i musicanti e, nel contempo, invitarsi ogni singolo possessore degli strumenti stessi di rilasciare una dichiarazione dello strumento che ha in suo possesso" (G. M. n. 17 del 9 maggio 1925). 
  
Viene formata una banda "da processione" e cioè senza l'esecuzione di brani lirici e sinfonici, diretta alternativamente dai maestri locali Alessandro Siciliani e Benedetto Tatangelo. Il solo berretto era il segno di riconoscimento perché ogni bandista durante la prestazione che, di solito, durava dalla mattina al pomeriggio, indossava l'abito borghese. Le sporadiche feste che si facevano, con scarsi compensi, erano limitate ai piccoli paesi e località sparse della Valle Roveto e del sorano. Il numero dei componenti era composto di venti, venticinque elementi e le esibizioni lasciavano molto a desiderare. Di tale avvilimento la popolazione era molto irritata, ma qualsiasi tentativo di iniziative atte al risollevamento del prestigioso concerto musicale veniva inesorabilmente stroncato dai faziosi che dominavano la vita pubblica locale.

 

Testi tratti dal libro La Banda musicale 

 


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