Home Page del Comune Clicca per approfondimenti

Clicca per visualizzare la guida alla navigazione
 
 

TERRITORIO

 

in evidenza

 

Risorse

 

 
Sei in: - PERSONAGGI - Domenico Iacužtt - Iacužtt entra nelle simpatie del barone

Iacužtt entra nelle simpatie del barone
Testi a cura di†Giovanni Tordone  maggiori info autore

L'arrivo della primavera dell'anno seguente trovò Iacuìtt, meticoloso ed accorto in ogni sua manifestazione, alle prese con la riorganizzazione degli stazzi montani della Terra di Balsorano. Si sentiva ormai realizzato perché Maria stava per dargli il primo figlio che lui ardentemente desiderava di sesso maschile. Porterà il nome di mio padre, si chiamerà Giuseppe  diceva con orgoglio agli altri pastori  ed avrà una dotazione di mille pecore! D'accordo con gli altri capimandra, stabilì la dislocazione degli stazzi, a breve distanza l'uno dall'altro, tutti nella zona compresa tra la Valle dei Cerchi fino a Fossetta, in modo da creare una mutua assistenza e una valida difesa contro l'assalto dei lupi e degli orsi.
 
Lo impensieriva e, nello stesso tempo, lo inorgogliva molto il fatto che quasi tutti i possessori di bestiame intendevano affidare i loro capi alla sua mandra, ma egli infuse fiducia negli altri capimorra dicendo che, ormai, anche se economicamente separati, dovevano, organizzativamente, considerarsi come appartenenti ad una sola famiglia. Il mese di aprile venne, quasi interamente, trascorso in montagna a rimettere a posto i vecchi stazzi e a costruirne di nuovi. Furono tagliate numerose piante per l'utilizzo dei rami necessari alla messa in opera di staccionate e capanne; si procedette, inoltre, al rinforzo delle protezioni per la neve, ammucchiata durante l'inverno ed al ripristino del naturale invaso delle acque a Fonte delle Streghe e fu data, infine, una risistemata ai tratturi che conducevano in montagna. 
 
Ogni morra venne ricomposta dai trecento ai cinquecento capi, tra pecore e capre, con partitari che andavano da un solo armento fino agli oltre trecento dei capimorra e particolare attenzione Iacuìtt mise nella dotazione dei maschi riproduttori allo scopo di assicurare una equilibrata "copertura" delle bestie dell'altro sesso. Rimase sorpreso e lusingato dalla visita che un giorno gli fece un massaro del castello, anche se aveva sempre giudicato il barone uno sfruttatore della povera gente:  Il castaldo  gli disse  avendo necessità di parlarti con una certa urgenza, ti aspetta domani mattina alla scuderia quando la meridiana della torre segnerà le otto. Si raccomanda per la puntualità. 
 
Non conoscendo i numeri ed essendosi sempre regolato, per l'ora, con la luminosità del giorno sia con il sole e sia che il cielo fosse nuvoloso, il giovane l'indomani alle otto si presentò puntuale nel posto indicato. Il castaldo era un giovane assai aitante, fornito di una parlantina spedita e convincente. Aveva qualche anno più di lui, non era sposato ed era arrivato da poco da un paese delle Marche. Gli disse:  Il barone ha intenzione di affidarti cento pecore, che gli perverranno tra qualche giorno dalla Puglia; prima però vuol sapere quale sarà la rendita, per ogni capo, durante la stagione estiva, suddivisa in formaggio, ricotta, lana e agnelli. 
 
Pur rappresentando, la proposta del nobile, un caso fuori dalla normalità in quanto i possessori di bestiame che avevano aderito alla morra, fino ad allora, erano stati esclusivamente pastori e contadini i quali, nei giorni prestabiliti, erano tenuti ad andare su in montagna per prestare la loro opera in relazione al numero dei capi posseduti, per Iacuìtt, assai onorato, l'offerta del castaldo poteva rivelarsi un buon affare. Gli spiegò il funzionamento degli stazzi e gli chiese di precisare se l'affidamento era da intendersi pieno e cioè senza l'invio, quando fosse arrivato il turno, di persone da impiegare nelle normali incombenze come la prestazione d'opera nelle fasi pascolative o di rifacimento del formaggio.
 
L'amministratore dei beni del barone rispose:  Abbiamo fiducia in te e, pertanto, affidiamo tutto nelle tue mani. Mentalmente, Iacuìtt si fece tutti i calcoli e nel giro di pochi minuti comunicò al castaldo l'esatta rendita degli armenti a fine stagione che, in effetti, corrispondeva al raddoppio del valore delle pecore. Costui ne fu oltremodo lusingato e soddisfatto e, ringraziandolo anche a nome del barone, che Iacuìtt non aveva mai visto, pur avendo l'abitazione a poche diecine di metri dal castello, corse subito a riferire l'esito positivo dell'affare al nobile padrone.
 
E arrivarono, finalmente, i tanto attesi primi giorni di maggio salutati con festose partenze dei greggi verso la montagna. Si mossero per prime le morre di Ridotti che, inizialmente, si stabilirono nei pressi di Pozzo Felicione, seguite da quelle dei casali di Collepiano e Case Alfonsi che, per la prima volta, abbandonando i pascoli di S.Bucito, si diressero, come prestabilito, verso Pratone. Per ultimi partirono i greggi di Balsorano occupando gli spazi già in precedenza definiti. Il mese di aprile, particolarmente caldo e umido, aveva favorito la crescita di molta erba ed era con grande soddisfazione che i pastori guardavano le pecore brucare quell'erbetta delicata, mentre le capre, arrampicandosi su piccole alture o appoggiandosi sui tronchi, strappavano le prime tenere foglie da alberi e cespugli.
 
Iacuìtt, salito in montagna tra i primi, emanava continue disposizioni affinché ogni cosa andasse per il verso giusto; l'aggravio delle cento pecore del barone lo teneva impegnato ancora di più, trattandosi di bestie "forestiere" da "affratellare" con quelle locali. Con le prime mungiture e con la conseguente produzione del formaggio e derivati, si presentarono anche i primi screzi e malcontenti dovuti alla non ancora perfezionata definizione delle "giornate" e ciò lo impensierì molto. 
 
La mattina seguente volle uscire col suo gregge assai presto, dopo aver passato una nottata quasi insonne. Quel tepore tenue e delicato provocato dai primi raggi del sole gli infondeva nuove idee e proposizioni che, poi, in seguito e all'atto pratico, presentavano quasi sempre manchevolezze ed imperfezioni. Bisognava, allora, intuire qualche regola veramente perfetta per costituire la base fondamentale di tutta l'organizzazione pastorizia della Terra di Balsorano. E questa regola venne fuori, come vedremo in seguito, in concomitanza con la nascita del suo primo figlio.
 

Testi tratti dal libro Iacuìtt
 
 

 
Sei in: - PERSONAGGI - Domenico Iacužtt - Iacužtt entra nelle simpatie del barone

Territorio

 
 


Team sviluppatori
| Grafica e Redazione | Copyright