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Iacuėtt s'innamora di Maria
Testi a cura di Giovanni Tordone  maggiori info autore

Furono giornate assai tribolate quando, alla metà di ottobre, per l'approssimarsi della stagione invernale, il poco bestiame salvatosi dall'epidemia e dalle razzie dei numerosi lupi ed orsi, fu ricondotto nel paese e rimesso nelle stalle adiacenti alle abitazioni. Dentro casa il piccolo Temìneche piangeva in continuazione; si calmava soltanto alla vista delle bestie quando la madre andava a dare una mano al marito nei lavori di mungitura e stramatura del letame.
 
A dieci anni Iacuìtt era già un abile mungitore ed un esperto preparatore di trappole per lupi ed orsi. Aveva, ormai, una dotazione di bestiame tutta sua, superiore a quella del padre il quale, a dire il vero, non era mai stato molto portato per la pastorizia preferendo i lavori dei campi. Acquisì, inoltre, una tale abilità nel far di conto, da suscitare ammirazione ed anche un po' d'invidia tra gli altri pastori. Oramai già diciottenne entrò a far parte di una "morra" che, a maggio, si era stabilita a Fonte delle Streghe, con l'apporto di circa trecento capi tra capre e pecore. Ad ogni bestia aveva imposto un nome e già prima della mungitura della mattina sapeva prevedere il ricavato del latte, del formaggio e della ricotta relativo a quella giornata. Se a tutto ciò si aggiunge il fatto che era cresciuto molto robusto e coraggioso con lineamenti fini e delicati, Iacuìtt costituiva il sogno amoroso di tutte le ragazze da marito della zona.
 
Pur di vederlo e stare insieme con lui anche per un solo attimo, molte fanciulle si univano ai genitori nel pascolo dei greggi assoggettandosi, in tal modo, a notevoli sacrifici e privazioni. Avvenne, frattanto, che un giorno Iacuìtt conobbe la donna destinata ad essere la madre dei suoi figli. Era una mattinata splendida per luce e condizioni climatiche ed ambientali. Nel cielo limpido e terso, di un azzurro cupo, vagavano, senza meta, delle nuvole bianche, rese di una sfumatura dorata dai raggi del sole.  Iacuìtt si era avviato, con il suo gregge, dopo la prima mungitura, verso Macchia Tavana. A circa metà strada la sua attenzione fu richiamata dalle grida disperate di una voce femminile, che provenivano dall'altra parte di un boschetto adiacente. 
Senza ripensamenti lasciò il suo gregge alla custodia dei cani e velocemente corse verso la direzione da cui provenivano le richieste di aiuto. 
 
Uno spettacolo agghiacciante si presentò ai suoi occhi: un orso di dimensioni gigantesche stava sgozzando le pecore di un gregge condotto da una ragazza; senza esitazione Iacuìtt, armatosi di un grosso bastone, affrontò la bestia che, vistasi disturbata, reagì in modo violento, afferrando tra le sue poderose braccia il giovane. Ne conseguì una lotta furibonda; l'orso stringeva sempre di più la morsa e Iacuìtt si sentiva soffocare. Il suo respiro rassomigliava quasi ad un rantolo e tutto ciò sotto gli occhi terrorizzati della ragazza che, impotente ad ogni intervento, continuava a gridare inutilmente. In un ultimo disperato movimento ed approfittando di un momento di disattenzione della bestia, Iacuìtt riuscì ad estrarre dalla tasca dei pantaloni il suo coltello ben affilato che in un baleno affondò nel cuore dell'aggressore.
Mentre la bestia cadde a terra fulminata, la giovane si precipitò sull'uomo che, benché ferito e sanguinante, le sorrideva dolcemente.
 
Senza inibizioni e con un gesto spontaneo la giovane donna si strappò la camicetta di dosso per tamponare il sangue che inondava le braccia del ragazzo. La visione di quei seni nudi, poderosi ed immacolati che gli pendevano sin quasi sul viso fecero provare a Iacuìtt una sensazione nuova, sconosciuta, che gli infuse un senso di calore e di benessere in tutto il corpo.
Continuando sempre a sorridere, le domandò:  Di chi sei figlia? A chi appartiene il gregge?  E la ragazza:  Mi chiamo Maria e questa "morra" è di mio padre Francesco; lo stazzo lo teniamo a Fossetta, sotto Monte Cornacchia. 
Nel frattempo Iacuìtt si era seduto per terra e accertato che le ferite sulle braccia erano alquanto superficiali, invitò Maria, sempre a seni nudi, a sedergli accanto.
 
Certamente quelle ferite, seppure lievi, gli davano dolore, ma Iacuìtt si sentiva del tutto preso da quella creatura che gli sedeva accanto: era la prima volta che stava vicino ad una donna e quel seno così ben modellato ed a portata di mano gli procurava emozione, timore ed anche tanta timidezza; aveva soltanto la forza di sorridere e di pronunziare qualche parola sussurrata e strozzata.  Da quanti giorni sei salita quassù?  domandò a Maria con un fil di voce.  Sono cinque giorni,  gli rispose la ragazza con naturalezza e per nulla intimorita o imbarazzata dal suo stato  a dire il vero sono venuta in montagna, oltre che per dare un aiuto a mio padre, anche per vedere te perché tutte le donne affermano che sei un ragazzo bravo, bello e coraggioso. A quel tempo i giovani pastori si accoppiavano sull'esempio delle bestie al pascolo o nelle stalle; tutto era istintivo e naturale. Non esistevano corteggiamenti o innamoramenti, era sufficiente un cenno d'intesa o quanto meno, un segno di consenso che, il più delle volte, partiva dalla donna, quasi sempre di qualche anno più anziana dell'uomo. 
 
E, accertata la conseguente gravidanza, si passava al matrimonio che avveniva di nascosto e senza cerimonie, se non addirittura con la fuga da casa. Maria e Iacuìtt furono i primi a conoscere il senso e il valore dell'amore, la novità della simpatia e dell'affetto, l'originalità della passione e del desiderio.
Si scambiarono i primi timidi baci e tornarono ai greggi. Le cinque pecore sgozzate dall'orso, rimpiazzate da altrettanti capi regalati da Iacuìtt alla sua donna come dotazione personale, furono riportate allo stazzo del padre di Maria e cucinate e mangiate con grande allegria da tutti i pastori della zona. 
L'orso morto venne trasportato giù al paese e, opportunamente imbalsamato, fu posto all'ingresso del comune della Terra di Balsorano.
 
A Iacuìtt fu fatta grande festa con la presenza del Governatore, del pubblico Castaldo, dei Massari e dei pastori non impegnati alla sorveglianza del bestiame. Maria, all'epoca dei fatti narrati, aveva compiuto da poco sedici anni. Di carattere assai riservato, sapeva anche essere espansiva a seconda delle circostanze; non smaliziata, trattava tutti con estrema naturalezza e sincerità, in special modo i suoi coetanei. Non deve fare alcuna meraviglia, quindi, se nel frangente dell'orso, senza esitazioni si sia tolta la camicetta restando a seni nudi, quando, all'epoca, veniva considerato sconveniente ed oltraggioso, per una donna, mostrare soltanto le caviglie.
 
Altrettanto ingenuo ed inesperto era ritenuto Iacuìtt che di anni ne aveva diciannove. A volte, trovandosi appresso al gregge, nel silenzio assoluto regnante tra i boschi ed i prati e di fronte alla maestosa bellezza del cielo, sempre di un azzurro intenso e spesso attraversato da timide nuvolette bianchissime, avvertiva qualcosa che gli procurava delle vampate improvvise ma gradevoli e di ciò godeva come di un bene sconosciuto e misterioso. Non aveva ancora provato mai una qualsiasi parvenza di sfogo sessuale, nemmeno in sogno, e quando capì che il sesso poteva procuragli tutto ciò che intuiva in modo nebuloso, si affrettò a parlarne con sua madre con tanta naturalezza che costei ne rimase sbalordita ed anche divertita. Le raccontò:  Quando fui assalito dall'orso e Maria mi venne in aiuto rimanendo a petto nudo, nonostante il dolore delle ferite, provai come un gran desiderio di stringerla, di unirmi a lei, facendo dei nostri corpi un solo, unico insieme di piacere e di godimento. Ho avvertito qualcosa che mi bolliva e turbinava al di sotto del ventre… 
 
Sua madre Stella, che si era sposata proprio in conseguenza di una gravidanza avuta prima del matrimonio, lo interruppe:  Tu, figlio mio, hai un cuore sensibile, delicato e gentile; hai un'anima candida ed innocente, continua a voler bene a Maria come gliene vuoi adesso, portale rispetto fino al giorno del matrimonio e non fare come le bestie e come abbiamo fatto tuo padre ed io. In tal modo sarete più felici, vi amerete di più e avrete più considerazione dei vostri corpi. 
 
 

 
Testi tratti dal libro Iacuìtt
 

 

 
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