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Domenico Iacužtt
Testi a cura di†Giovanni Tordone  maggiori info autore

Domenico Iacuìtt nacque, una sera di luglio, in una mandra stazionante in uno stazzo localizzato nel vallone Casalicchio. Al padre Giuseppe era toccata la giornata perché lassù aveva tredici pecore e sette capre. Da Balsorano era salita, sul tardi, insieme con un'altra donna per aiutare a fare il formaggio, anche la moglie incinta e prossima a partorire. Durante la mungitura Stella, questo era il suo nome, incominciò ad avvertire i primi sintomi del parto, ma essendo primipara pensò al solito disturbo di pancia, dovuto alla bevuta del siero del latte avanzato dalla giornata precedente.
 
All'incombenza della mungitura erano impegnati Giuseppe, lei e l'altra donna, mentre due pastori accudivano alle pecore ed alle capre che stavano figliando. Ardeva già il fuoco per la bollitura del latte e lassù, nel cielo, la luna piena diffondeva un chiarore così intenso che suppliva alla scarsa illuminazione delle torce accese. Notando qualcosa di strano nel viso sempre sorridente della moglie, Giuseppe le si avvicinò e gliene chiese il motivo. Stella non rispose e da ciò il marito capì che le doveva stare accanto.
 
La fece smettere di mungere e l'accompagnò dentro alla capanna, attigua alla rimessa del bestiame, adagiandola sul giaciglio ove, la notte, i pastori riposavano qualche ora. Poco distante si udiva il belare delle pecore che avevano figliato e quello stridulo degli agnellini appena nati. 
Stella era stata felice di quella gravidanza; si sentiva tranquilla e piena di fiducia e la vita le era apparsa ricca come non mai da che aveva incominciato a sentire il figlio muoversi nel suo ventre. Giuseppe passò una mano sulla fronte della moglie, che era umidiccia di sudore e molto calda; Stella gli sorrise e, con un fil di voce, gli disse:  Ora tocca a me. 
 
E' arrivata la mia ora. Aiutata dall'altra donna e con il marito sempre accanto, silenzioso ed impietrito dall'emozione, dopo circa due ore di dolori forti e lancinanti, Stella dette alla luce un maschietto paffutello e vispo: era nato Temìneche Iacuìtt, regolatore del pascolo e della produzione del formaggio sulle montagne di Balsorano; venne al mondo insieme con agnelli e capretti che, man mano, vedevano la luce a qualche metro di distanza. Per il taglio del cordone ombelicale fu chiamato, dopo che a Stella era stato messo un mantello sul basso ventre, un pastore esperto, addetto a tale compito per i parti delle pecore e delle capre, il quale operò con un coltello ancora sporco di sangue animale.
 
Il piccolo venne ricoperto da pelli di pecora e già nella mattina successiva, con gli occhi ben aperti, bevve una gran quantità di latte di capra, non essendosi voluto attaccare ai capezzoli del seno materno. Stella, molto debilitata dal parto, si trattenne allo stazzo per diverso tempo ancora; ridiscese, un giorno, insieme al marito, soltanto per il battesimo del piccolo, che venne celebrato dall'arciprete, assai indignato per il ritardo, in una calda e afosa mattinata d'agosto. 
 
Per fare in modo che la madre riacquistasse salute ed energia fu deciso che per tutto il periodo estivo non doveva più andare allo stazzo, dedicandosi, in tal modo, alla cura del bambino, ma ciò non fu possibile in quanto, appena si vide rinchiuso dentro le mura dell'abitazione, il bimbo incominciò a piangere con tale vigore da costringere il padre a ricondurre Stella in montagna. Come regalo, per l'insolito evento della venuta al mondo nello stazzo, il piccolo Temìneche ebbe, da ogni pastore, un agnello o un capretto per cui la dotazione del padre, nell'ambito della morra, aumentò sensibilmente fino a farlo diventare sotto capomorra.
 

Testi tratti dal libro Iacuìtt
 

 

 
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