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La grotta
Testi a cura di Tullio Sante  maggiori info autore

L'ingresso alla Grotta e protetto da una cancellata in ferro con l'apertura al centro sorretta da due colonne in muratura. L'apertura della Grotta e larga una decina di metri e alta circa 3 metri, mentre la sua cavità e larga circa 20 metri e lunga 40 metri. La nascita della Grotta fu sicuramente causata da una frattura, provocata da un abbassamento del terreno. Essa e divisa in due piani con due scalinate e una strada che, durante gli esercizi spirituali serve per le processioni all'interno, specialmente in caso di pioggia. 
  
Nel piano terra a destra, si trova la cappella dedicata alla Madonna Addolorata, la quale tiene fra le braccia Gesù denudato. Su questo altare durante gli esercizi spirituali inizia e termina la pia pratica della via Crucis; inoltre si celebra ogni anno la S. Messa in suffragio dei fratelli defunti deceduti durante l'anno. Nella parete laterale, che si leva dal piano inferiore a quello superiore, sono racchiusi i resti mortali di dotti sacerdoti, rettori e Direttori Spirituali del Santuario. Li ricordiamo: Arciprete Don Francesco Siciliani Arciprete Don Martino Siciliani Padre Enrico Iacovitti O.F.M. Le loro tombe recano questa dicitura: 
 
DEO OPTIMO MAXIMO 
 
Qui riposano le ossa dei sacerdoti Don Francesco e Don Martino Siciliani. Il primo morto nel 1777 di anni 91, il secondo nel 1826 di anni 81, per due volte predetto da Lui stesso sulla sua ultima infermità. Furono Padri amatissimi dei poveri uomini, dottissimi veri prodigi dei due secoli, Arcipreti di questa terra di Balsorano, Vicari Foranei di Valle Roveto, inquisitori sinodali, cappellani delle armi reali, direttori spirituali in questa Grotta di S. Angelo, grandi filosofi e dottori in ambo le leggi, teologi insigni, oratori massimi. Francesco Siciliani, pronipote fece dissotterrare queste venerabili ceneri nella già diruta Chiesa di S. Maria della Croce e racchiuderle a perpetua memoria di tutti in questo venerando luogo il 6 aprile dell'anno 1813. Padre Enrico Iacovitti, Francescano, nato a Balsorano il 18 febbraio del 1894, morto il giorno 6 marzo del 1968. Restauro spiritualmente e materialmente questo luogo. Il 2 maggio del 1985 i suoi resti mortali furono tratti dal cimitero di Balsorano per essere racchiusi a perpetua memoria in questo santo luogo. Al centro delle due scale che portano al piano superiore c'e la cappella con l'immagine di S. Antonio di Padova e S. Giuseppe in ceramica, con l'altare in travertino donato dalla famiglia di Bucciarelli Eugenio. 
  
La scala di destra, composta di 23 gradini in pietra locale, conduce alla cappella di San Michele Arcangelo. Il dipinto, che ritrae S. Michele Arcangelo mentre schiaccia Lucifero e una copia del famoso pittore Guido Reni e fu realizzato intorno al 1880 dal pittore Sorano Costantino Giacchetti, lo stesso autore del dipinto della Madonna Addolorata. La scala di sinistra, chiamata "Scala Santa", e composta da 27 gradini, e conduce alla cappella della Madonna dello Spirito Santo. L'altare e stato modificato nell'anno 1954 ed e stato appoggiato a quello gia esistente. L'immagine della Madonna dello Spirito Santo e un affresco dipinto il 5 maggio 1553 da ignoto. Quest'ultimo, dipinto su intonaco attaccato alla roccia, anche se non risplende per finezza d'arte, ha valore di antichità ma soprattutto di devozione: grazie ad esso tantissimi pellegrini hanno ritrovato la serenità, l'amore e la fede. 
  
Nella parte sinistra della Grotta, prima di entrare in un cunicolo che da pochi anni e stato precluso a causa di un masso staccatosi dalla volta, si trova una croce in ferro: fino al 1969 ai piedi di questa Croce, nel giorno della vigilia della festa di San Michele, subito dopo la processione del Cristo morto e della Madonna Addolorata, tutti i fratelli presenti cantavano inni alla Croce fino a notte inoltrata. Si racconta ancora oggi che questo cunicolo collega la grotta di Balsorano con quella di Monte Sant'Angelo nel Gargano in Puglia. 
Esiste anche un racconto tramandato da fratello in fratello che narra di due persone appartenenti alla famiglia Cianfarani le quali esplorarono questo cunicolo camminando per due giorni e due notti. Queste, vistosi nella impossibiliti di trovare il suo termine a causa delle mancanza di ossigeno, furono costrette a tornare indietro. 

Testi tratti dal libro Il Santuario di Sant'Angelo
 
 

 

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