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Preludi al nuovo convento
Testi di P. Beniamino Di Rocco e Giovanni Tordone

Ossequienti alle premure del Provinciale, alle ore sette della mattina del 12 luglio 1917, con l'assistenza dell'ingegnere Antonio Bugo e dell'impresario Michele Pagani, fu fatto il tracciato e posti i picchetti per la nuova fabbrica passando il rimanente della giornata nel ricavare la livellazione del terreno.

La mattina poi del 16, con gli operai dei frati racimolati a stento Cesidio Buffone di Onorato, Francesco Cianfarani di Diodato e Giovanni Rossi alias di Gioacchino, nel nome di Dio fu iniziato il lavoro dello sbancamento.
Col progredire di esso aumentarono anche gli operai e così in venti giorni di febbrile lavoro si asportarono 500 mc di terreno ed indi scavate le fondazioni.
  
Il giorno 6 agosto a mattina tutto era pronto ed alla presenza dell'ingegnere, dell'impresario, degli operai e di molta gente , colla benedizione di Dio fu calata la prima pietra, rivolgendo al Creatore dell'Universo la preghiera di degnarsi benedire, santificare e conservare immacolata quella casa, che per sua misericordia aveva eletta "ad invocandum nomen suum in ea, ut esset domus orationis et obsecrationis populo suo" ed esaudire le preci di coloro che con fede si difesero colà portati per glorificare la sua Maestà, affinché per essa si propagasse la gloria sua e ne venisse la santificazione dei popoli.
 
Compiuta questa breve preghiera sgorgata dall'intimo del cuore, gli operai, con alacrità di spirito si posero al lavoro "et facta est letitia magna in populo" perché Iddio onnipotente aveva concessa vittoria sopra a tutti i nemici; quindi dal giorno 6 al giorno 21 di agosto 1917 le mura di fondazione furono portate all'altezza dovuta, le quali vennero costruite, con calce, arena di fiume e pozzolana di Vicovaro. La medesima malta venne adibita al restante della fabbrica fino all'ultima pietra e mattone adoperato nella costruzione.
Il 22 dello stesso mese il capomastro Giacomo Castellucci da Offida con due cementisti romani, cominciarono l'armatura con l'orditura dei ferri per le travi e pilastri, però terminato questo lavoro si dovette far sosta perché mancò il cemento, tutto requisito per la guerra.
 
In questo caso il povero impresario molto si adoperò per mezzo di persone influenti onde ottenere l'autorizzazione governativa almeno per un carro ferroviario e così, come Dio volle, dopo vari giorni di aspettativa, si ebbe la grazia! Dimodoché il giorno 14 settembre (Esaltazione della Santa Croce) si poté continuare il lavoro, che dopo non venne più interrotto fino a quando i geli non lo impedirono. Per la verità della storia, però, dobbiamo dire che il cemento non fece buona riuscita, ma che per mancanza di altro, si dovette continuare con esso. Gli operai adibiti allo scavo e fabbrica furono: Cesidio Buffone, Francesco Cianfarani, Antonio Tuzi, Giovanni Rossi, Giovanni Moratti fu Vincenzo, Giovanni Moratti di Giovanni, Raffaele Fantauzzi, Giuseppe Moratti, Alessandro Fantauzzi, Angelo Fantauzzi, Luigi Troiani, Giuseppe Rossi, Angelo Buffone, Guglielmo Marinangeli, Paolo Campea. Le operaie: Caterina Buffone, Concetta Corsetti, Concetta Pennacchio, Filomena Troiani, Francesco Corsetti, Loreta Rossi, Filomena Buffone di Giuseppe, Adelina Rossi di Michele.

 
Testi tratti dal libro Il Convento di San Francesco in Balsorano
 
 

 
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