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Chiesa del Convento
Testi di P. Beniamino Di Rocco e Giovanni Tordone

Il convento era adornato da una spaziosa chiesa della lunghezza di metri 25 per 6 di larghezza con ampia sacrestia di metri 7x5 al di dietro dell'altare maggiore e del coro. La sacrestia era ricca di due artistici armadi di noce lavorati finemente dal Maestro Gaetano Falconio di Pescocostanzo nel 1712 come rilevasi da una iscrizione incisa ai quattro angoli degli armadi stessi e di antichi arredi sacri.
 
La chiesa possedeva cinque altari; cioè l'altare maggiore di marmi preziosi a vari colori. In questo altare vi si distinguevano specialmente la Custodia, il Paliotto con vari scherzi di animali variopinti ecc.; due mezzi busti di marmo bianco tutto un blocco di S.Francesco e S.Antonio; la balaustra in pietra speciale locale ed incastonata da marmi colorati, particolarmente nel passamano e lavorata a traforo. L'altare veniva costantemente adornato da dodici candelieri di finissimo e pesante bronzo con relative giarre. Tanto nell'altare e nella balaustra che nei candelieri vi era a rilievo l'arma gentilizia del barone Piccolomini consistente in una aquila bicipite sormontata dalla corona baronale, per dimostrare la provenienza e munificenza del donatore.
  
I quattro altari laterali erano dedicati: (nel lato del vangelo) il primo al SS.Crocefisso, proprietà dell'antica famiglia Conti e godeva il privilegio Gregoriano. Nella nicchia al di sopra dell'altare si venerava un crocefisso in legno di statura naturale, di pregevole lavoro e di bellissimo effetto. Era talmente riprodotto al vivo da vedere in rilievo le vene gonfie e l'atteggiamento spasimante. A rimirarlo ispirava vera devozione e compassione. Inoltre circondavano l'altare del crocefisso varie belle pitture di ottimo pennello eseguite sullo stucco in cornici ovali ricordante i principali tratti della passione di nostro Signore. Pitture che furono distrutte dalle piogge dopo il terremoto del 13 gennaio 1915. 
   
Con queste, per la stessa causa, andarono perdute altre due pitture dietro il coro, una di S. Anna e l'altra di S. Emidio. Ambedue, forse, dello stesso autore. Più sotto di questo, verso l'ingresso della chiesa, vi era l'altare dell'Immacolata, tutto noce intagliato. Benché anche questo di buon lavoro, pure era monco, perché mancante di basi. Il patronato lo possedeva la famiglia De Caris. 
 
Nel lato dell'epistola vi erano: l'altare della Madonna degli Angeli, fatto con rozzamente con stucco e ne vantavano il patronato le famiglie Ruggieri.
L'altare di sotto era dedicato a S.Giovanni da Capestrano. Questo era di tutta pietra locale e piuttosto di buon effetto. Il patronato lo possedeva, al tempo del terremoto, Fantauzzi Felice di professione calzolaio, che a preferenza degli altri adempiva scrupolosamente agli oneri annessi.
 
Qui è bene notare che il popolo balsoranese nutriva speciale devozione al santo di Capestrano, per essere stato, nei tempi andati, liberato da una grave sciagura per la sua intercessione. Tutti gli anni, il giorno tre novembre, clero e popolo si portavano processionalmente avanti al suo altare a sciogliere il voto fatto dai loro antenati. Anche il Comune solennizzava quel giorno con festa religiosa, facendo, a sua spese, celebrare una Messa Parata con i primi e secondi vesperi votivi del santo. Gli amministratori del Comune adempirono al legato fino all'anno 1910, ma a principio dell'anno appresso, per moti popolari, cadde l'amministrazione conservatrice, presieduta dal sindaco Vincenzo Ruggieri ed a questa subentrò la cosiddetta socialista e come sindaco lo spostato Raffaele De Medici di Elia. 
 
Questi, con i compagni, per dimostrare il loro attaccamento alle patrie tradizioni, nonché alla religione, la prima bravata che credettero di fare, fu quella di abolire tutti i legati! Snaturati! Per speciale concessione del Sommo Pontefice, l'indulgenza del 23 ottobre i balsoranesi la lucravano il 3 novembre, anniversario della grazia ricevuta.
 
Oltre ai cinque altari menzionati, la chiesa veniva adorna da una artistica Via Crucis; da tre grandi quadri in tela con corrispondenti cornici dorate, quali quadri rappresentavano la Natività e la Circoncisione di nostro Signore e la Sacra Famiglia. Aveva due discreti cori di noce ed un mediocre organo, frantumati poi dal terremoto; quattro benfatti e comodissimi confessionali di noce. Alle porticine di quest'ultimi, era incisa, a rilievo, l'arma francescana; un quadro della madonna della Divina Provvidenza con cornice e piedistallo tutta noce. Il quadro era stato donato dal notar Giacinto Venditti e famiglia. Alle pareti laterali della chiesa e proprio tra gli altari del Crocefisso e quello dell'Immacolata, la Madonna degli Angeli e S.Giovanni, stavano incastrati nel muro due grandi stiponi con belle porte di noce. Il secondo, però, tra la Madonna degli Angeli e S.Giovanni aveva anche la porta che metteva all'esterno, comunemente detta " Porta dell'Indulgenza" perché veniva aperta solo per il perdono del 2 agosto.
 
Anche il pulpito, sormontato da baldacchino, era di noce e lavorato con buongusto. Di più, al di sopra del coro e al di dietro dell'altare maggiore, in una nicchia praticata nel muro, conservavasi l'antichissima statua lignea di San Pasquale, cara assai al cuore del popolo balsoranese, la reliquia del quale, veniva spesso portata agli infermi gravi. Essa non tornava in convento se non dopo tre giorni, dentro lo spazio dei quali, o si otteneva la guarigione oppure avveniva il decesso.
 
Inoltre, nella parete del lato epistola, bellamente disposti a regolare distanza erano pitturati sul muro e dentro cornici di stucco, l'Ascensione di nostro Signore, l'Assunzione di Maria SS. e S.Bonaventura. Nel lato del vangelo i Santi Apostoli Pietro e Paolo, la Deposizione di nostro Signore dalla croce e le sacre stimmate di S.Francesco.
 
Testi tratti dal libro Il Convento di San Francesco in Balsorano
 
 

 

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