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Cenni storici
Testi a cura di Gaetano Squilla  maggiori info autore

In seguito, non sappiamo con precisione in quale anno, fece parte della Contea di Celano, dove imperavano gli Orsini. Nell'anno 1463 il re di Napoli Ferrante diede la Baronia di Balsorano assieme alla Contea di Celano ad Antonio Piccolomini, Duca d'Amalfi. La Baronia di Balsorano (cosi si legge in alcuni documenti), oltre Balsorano, comprendeva anche Civita d "Antino, Morrea e Castelnuovo di Abruzzo Ultra. Più tardi, alla fine del secolo XV, Civita d'Antino diventava feudo dei Colonna, mentre Balsorano con Morrea e i suoi casali S. Vincenzo, S. Giovanni e Castronovo, restava sotto il dominio dei Piccolomini. Ogni diritto di questi ultimi cessava nel 1806, con l'abolizione del feudalesimo.
 
Gli abitanti di Balsorano furono 835 ai tempi di Carlo V, 895 nel 1595, 1035 nel 1648, 1455 nel 1669, 1500 nel 1617, 1358 nel 1806, 2531 nel 1838. Il Catasto di Balsorano porta la data del 28-1-1753. Prima del 1806 venivano eletti in pubblico parlamento "per brussolo" quali amministratori del paese un capo-sindaco e due sotto-sindaci. Lo stemma di Balsorano, come si rileva dall'Archivio di Stato di Napoli, Sezione Amministrativa, Visite Economiche, Lettera B, n. 19) a 200, consiste in un braccio teso, che stringe con la mano un fascio di fiori. Come ho gia fatto notare, parlando della Valle Roveto nella geografia, la raffigurazione e una falsa interpretazione del nome di Balsorano.
  
Lo stemma, non sappiamo spiegarci per capriccio di chi, pretende derivare l'etimologia di Balsorano da Balzo del Grano; cosi il fascio che compare nello stemma vorrebbe essere un fascio di fiori o di spighe. Attorno al fascio ed al braccio si legge: Balsorano. Dal 1809 furono aggregati a Balsorano, Comune centrale, i Comuni di Roccavivi, di Rendinara e di S. Giovanni Valleroveto. Dopo il 1816 Rendinara passo prima al Comune di Civita d'Antino e poi al Comune di Morino, mentre Roccavivi e S. Giovanni furono, e lo sono tuttora, frazioni di S. Vincenzo Valleroveto. L'altezza sul livello del mare di Balsorano e di m. 337, del Castello di Balsorano di m. 430 e dei Ridotti, la frazione più popolata, di m. 670. 
  
Attraversa il nuovo paese di Balsorano la strada Nazionale 82, mentre le frazioni sono oggi collegate al centro: Balsorano Vecchio con una strada rotabile asfaltata di circa 2 chilometri; i Ridotti con una strada di Km. 5 + 200, tracciata col concorso dell'Ente per la valorizzazione del Fucino; La Selva (Case Marconi, Case Pistola e Case Catena) con strada fatta dal Comune, carrozzabile, anche se alquanto stretta; infine Collepiano con traccia di strada, carrozzabile. Dalla contrada Colle Castagno si accede comodamente a Balsorano per mezzo della Nazionale 82. Gli abitanti di Balsorano nell'ultimo censimento (1961) sono risultati 4169. Trecento quarantotto unità di meno in confronto al 1951 come dirò fra poco. I caduti nella prima guerra mondiale furono 62, nella guerra di Etiopia (1935-36) 1 e nella seconda guerra mondiale 43. Trovarono la morte in seguito ai bombardamenti in quest'ultima anche 20 civili. 
  
Balsorano con i Comuni riuniti di Rendinara, Roccavivi e S. Giovanni Valleroveto aveva 3860 abitanti nel 1811.Da quando (a. 1816) Rendinara fu aggregata a Civita d'Antino, mentre Roccavivi e S. Giovanni passarono a S. Vincenzo Valleroveto, queste sono le tappe del movimento demografico di Balsorano: 2133 abitanti nel 1817, 2136 nel 1820, 2177 nel 1822, 2362 nel 1831, 2448 nel 1835, 2606 nel 1839. Ed ecco le cifre dei censimenti decennali dal 1861: erano 2832 abitanti nel primo censimento nazionale, 2943 nel 1871, 2874 nel 1881, 3003 nel 1901, 3171 nel 1911, 3190 nel 1921. Salvo leggeri regressi, riscontrati in qualche periodo, la popolazione di Balsorano e stata sempre da più di un secolo in costante aumento. A differenza di altri paesi della Valle Roveto, che dal 1921 al 1931 segnarono un calo demografico impressionante, Balsorano invece fece, nel 1931 con 3587 abitanti, un sensibile balzo in avanti con oltre il 12 per cento in più della sua popolazione in confronto al 1921. Balsorano e ancora in aumento nel 1936 con 3827 abitanti e nel 1951 con 4517. E' scesa pero a 3808 abitanti nel 1988. 
 
Negli ultimi anni l'emigrazione, che, anche se limitata, ebbe inizio alla fine del secolo passato, si e andata intensificando ed ha portato molti balsoranesi un po' dappertutto, specialmente in Canada, negli Stati Uniti e anche altrove, mentre l'emigrazione in Francia, in Germania o anche in Svizzera resta solo temporanea. Ecco il motivo della diminuzione Non posso chiudere queste note su Balsorano senza accennare ad una attività, una volta quasi generale per gli abitanti di tutto il Comune: l'allevamento del baco da seta. Esso fu praticato in Balsorano da tempo immemorabile e grosse piantagioni di gelsi esistevano nel suo territorio. E stato gia detto che le truppe francesi avevano devastato piante di gelso in Balsorano all'epoca della Repubblica Partenopea.
  
L'allevamento del baco da seta teneva occupato il 90% delle famiglie del paese e Balsorano veniva segnalato come uno dei centri più importanti nell'Italia centro-meridionale per la produzione dei bozzoli; anche qualche altro paese della valle, come Civitella Roveto, si interessava a questa attività, ma si trattava solo di poche famiglie. La produzione dei bozzoli costituiva uno dei cespiti maggiori per il paese e perciò la popolazione, che difettava di locali adatti, si sobbarcava a grandi sacrifici onde conseguire un rapido guadagno. In media venivano messe in incubazione circa 100 once di semj ed esse, secondo le annate più o meno favorevoli all'allevamento, da,vano una media oscillante dai 70 agli 80 quintali di bozzoli. Tale industria prospero fino agli anni 1937-38. Alla disposizione ministeriale di portare i bozzoli all'ammasso segui immediatamente la lenta diminuzione dell'allevamento del baco da seta, in quanto il pagamento del prodotto subiva un forte ritardo, talvolta di 8 o 10 mesi. 
  
Tale era la perizia dei balsoranesi nella bachicoltura che i bozzoli di Balsorano erano contesi dalle filande di Iesi e dj Cava dei Terreni. Nel 1942, in piena guerra, quando gia l'allevamento si era sensibilmente assottigliato, venne da Procida una signora ad acquistare tutti i bachi prima che essi andassero al bosco. Negli ultimi tempi, specialmente quando l'allevamento era esercitato su vasta scala, si prelevava la foglia di gelso anche fuori del territorio di Balsorano, perfino nelle zone di Frosinone, Pontecorvo, Cassino ed Arpino. Una razionale coltivazione dei gelsi e l'approntamento di locali idonei potrebbero ridare fiorente vita all'industria dei bozzoli, particolarmente se provvidi Enti proteggessero gli allevatori ed evitassero lo sfruttamento di disonesti accaparratori, pronti sempre ad avere buon gioco dalla rapida alterazione dei bozzoli. E per terminare questo argomento e perché il mio studio non vuole trascurare neppure le usanze della nostra terra, ricordo che per lontana consuetudine le popolane portavano nel seno il seme dell'annata durante la processione di S. Giorgio, patrono di Balsorano, la cui festa, 23 aprile, coincideva con il periodo della incubazione. 
  
La popolazione di Balsorano, specialmente quella che risiede nelle frazioni e nelle varie contrade della campagna, attende in maggior parte all'agricoltura e solo in minima parte alla pastorizia. I prodotti del suolo sono i cereali, le patate, i legumi, le frutta, in particolar mo do i fichi; ma il prodotto principale resta l'olio. Buona era un tempo anche la produzione di vino, ma dopo la comparsa della fillossera, è andata a poco a poco diminuendo. Un'altra attività, sorta da qualche anno a Balsorano, e la lavozione di tubi e blocchi di cemento. Per venire incontro ai piccoli risparmiatori ed alle piccole imprese locali, da alcuni anni la Banca del Fucino ha aperto una sua succursale anche a Balsorano. Nel capoluogo esistono tre frantoi elettrici, mentre a Balsorano Vecchio esiste un frantoio elettrico modernissimo. Il numero rilevante dei frantoi nel territorio di Balsorano dice chiaramente che abbondante e la produzione dell'olio per la macinazione dei grani, la popolazione di Balsorano si serve di un mulino elettrico, che sorge prima del passaggio a livello, venendo da Sora. Per quanto riguarda il problema degli alloggi, in questi ultimi anni sono stati costruiti a Balsorano fabbricati dall'UNRRA-CASAS, dall'INA CASA, dalla I.A.C.P. 
  
Al termine di queste note su Balsorano, mi piace ricordare un grande uomo che ebbe sangue balsoranese nelle vene: lo scienziato Cesare Colucci. Nato da genitori balsoranesi, trasferiti a Napoli, Cesare Colucci occupò in questa città la prima cattedra di Psicologia Sperimentale, istituita in Italia e fu Presidente della Società Italiana di Psicologia. Maestro insigne nella Cattedra, nelle Accademie, in tanti Congressi scientifici, autore di oltre duecento pubblicazioni, Direttore dell'Ospedale Psichiatrico di Napoli, fu, come biologo ricercatore, di una attività straordinaria. 
 
Cesare Colucci, nato a Napoli nel 1865, lasciò morendo un gran vuoto ai discepoli che lo amarono e a quanti lo conobbero e stimarono. 
Le onoranze, tributate al Colucci nel 1965, centenario della nascita, volute dalla cittadinanza napoletana, per ricordare la profonda dottrina dello scienziato e la grande umanità dell'uomo, furono un vero trionfo. Il Comitato d'onore delle celebrazioni centenarie era formato dai Ministeri più noti del Mezzogiorno e dai nomi più belli del mondo intellettuale napoletano. Alla morte del Colucci, dell' illustre scienziato, Napoli aveva gia decretato la sua sepoltura nel Recinto degli Uomini Illustri.

 

Testi tratti dal libro Valle Roveto nella geografia e nella storia

 

 

 

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